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Newsletter Marzo 2010 |
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Distribuzione audiovideo digitale: Kaleidescape vs. Imerge
La distribuzione audiovideo digitale è un po' la ciliegina sulla torta di un impianto domotico. Tutti i film, le musiche, e i contenuti multimediali, sempre disponibili da qualsiasi televisore e gestibili da touch screen, iPhone, etc. Anche gli scenari acquistano qualcosa in più, se, ad esempio, la casa è in grado di darci il bentornato anche con la nostra musica preferita. Per realizzare questa magia tecnologica molti si affidano a semplici media center, semmai con un sistema di extender per visualizzare i contenuti da più televisori. Uno tra tutti il media di P.Guerra, prodotto di qualità, che ha anche il vantaggio di integrare il sintoamplificatore per l'home theatre. Ma se si vuole un sistema veramente di qualità, veloce e affidabile, allora si è obbligati ad utilizzare prodotti specifici. Kaleidescape e Imerge sono le due aziende leader che si danno battaglia da anni nel settore della distribuzione audiovideo digitale. I due sistemi sono entrambi di elevata qualità, molto utilizzati nel navale e nel residenziale di lusso. Il kaleidescape fa forza su un sistema operativo proprietario ed un sistema di storage RAIDK, il tutto all'insegna della massima affidabilità. Inoltre l'azienda ha un servizio di indicizzazione dei contenuti audiovideo davvero impeccabile, supportato da un server remoto in California. In sostanza tutte le copertine, i titoli ed i contenuti saranno sempre, semplicemente, perfetti ed il sistema praticamente, non si inceppa mai. La Imerge è più giovane e aggressiva. Software operativo e storage RAID sono di derivazione informatica e le unità di memoria sono separate dai player. Il sistema è pensato inoltre per un numero massimo di 7 zone indipendenti. Ma il vero terreno di scontro delle due multinazionali oggi è il formato HD. Imerge sembra in leggero vantaggio. I suoi player sono già in grado di comunicare in HDMI, caratteristica richiestissima, in full HD. Mentre entrambi stanno per lanciare un nuovo player in grado di riprodurre il formato bluray. Al riguardo Kaleidescape ha dichiarato ai suoi dealer che i prototipi realizzati hanno dato ottimi risultati, mentre per la produzione bisognerà attendere la disponibilità di prodotti di parti terze. Il bluray in ogni caso inizialmente non potrà essere acquisito sul server, causa le limitazioni alla copia dei contenuti di questo nuovo supporto HD. Certo su quest'ultimo punto si gioca il vero destino futuro di questi sistemi, che, se privati della possibilità di acquisire su server i film in HD, perderanno gran parte della loro validità.
Insomma Imerge gode ora di un vantaggio competitivo apparentemente temporaneo, l'HDMI; mentre Kaleidescape ha dalla sua un'interfaccia utente fantastica ed una stabilità del sistema a prova di bomba. In ogni caso, al posto loro, starei ben attento alle mosse di aziende come SONOS, che sulla propria piattaforma possono da un momento a l'altro includere il contenuto video. E per i due giganti della distribuzione audiovideo digitale sarebbe davvero la fine. |
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Il MyHome di bTicino, sviluppatosi a partire dal vecchio SCS, che resta tutt'ora il protocollo di base di funzionamento del MyHome, è attualmente tra i sistemi di domotica più diffusi in Italia. Odiato dagli specialisti del settore, perché limitato e chiuso, il MyHome ha consentito a molti semplici elettricisti di fare il salto verso il mondo della domotica. Il segreto del successo è senza dubbio la semplicità di configurazione. L'intero impianto può essere realizzato e messo in funzione senza nemmeno aprire il PC. D'altro canto il cliente finale, attirato dal design curato di bTicino, resta comunque soddisfatto da un sistema che nel suo piccolo “funziona a dovere”. Unico rischio è che tanta semplicità può indurre l'elettricista a spingersi oltre senza rivolgersi ad uno specialista della domotica, un system integrator, che resta comunque necessario per tirar fuori dal MyHome quel qualcosa in più ed integrarlo con altri sistemi come l'audio-video.
Inutile dire che MyHome di limiti ne ha ed anche diversi. La bTicino però ha avuto il grande merito di non adagiarsi mai sugli allori, sviluppando costantemente nuovi prodotti e migliorando le performance del proprio sistema. Il limite originario di 99 indirizzi è stato superato dall'uso della interfaccia F422 in modo da poter utilizzare il MyHome anche in impianti di maggiori dimensioni. La rigida configurazione fisica con le resistenze numerate, tanto cara agli elettricisti, è stata affiancata dalla possibilità di configurare i dispositivi via PC. E, sopra ogni altra cosa, gli scenari, prima alquanto grezzi e limitati, sono stati affidati ad un server dedicato, l'MH200 (prodotto da includere obbligatoriamente nell'impianto), in grado di eseguire funzioni logiche più complesse. Insomma il MyHome ha saputo evolversi nel tempo e coprire una fascia di mercato più alta e con esigenze diverse, erodendo quote di mercato anche a sistemi più costosi e blasonati. Alcuni limiti però restano. Il protocollo di comunicazione è proprietario, quindi ciò che non è prodotto da bTicino, semplicemente, non può essere realizzato sull'impianto. La parte luci è ancora limitata, in quanto non esistono interfacce per altri protocolli ed in particolare per il DMX, adesso sempre più utilizzato anche nelle case per via dei led RGB (è stata realizzata una piccola interfaccia ma non dalla bTicino). La parte audiovideo è assente e la diffusione sonora decisamente scadente nelle performance (la utilizzerei al massimo in un bagno di servizio). Non esistono controlli per IR, quindi restano fuori dall'integrazione tutti i componenti audiovideo. L'integrazione con la videosorveglianza è legata all'analogico ed anche in maniera molto laboriosa. E questi sono solo alcuni esempi. Resta infine una certa rigidità nella programmazione che si avverte subito quando si va a realizzare l'impianto, ed una certa carenza nei modelli di touch screen per la supervisione. Gruppi ed ambienti sono univoci e rigidi e per questo, soprattutto in spazi grandi, non è sempre facile soddisfare le richieste del cliente. In definitiva il MyHome resta, tra limiti e potenzialità, un sistema valido, in grado di soddisfare le esigenze standard di molti clienti ad un costo decisamente più contenuto di quello di molta concorrenza. È un sistema semplice, ma la semplicità non deve trarre in inganno. Per progettare ed installare un sistema MyHome che non sia semplicemente un impianto elettrico molto costoso, è necessario un system integrator che conosca a fondo la sua logica di funzionamento, anche perché la semplicità la si paga in termini di rigidità di struttura, per cui non è sempre facile né possibile modificare l'impianto domotico in corso d'opera. Luca Ricci |
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